lunedì 7 marzo 2016

Nostrismo e "Azione culturale". Così è, se vi pare

La pagina facebook "La Via Culturale al Socialismo"-"Azione culturale" finora ha condotto un'apprezzabile battaglia contro il degrado della sinistra italiana, mettendo alla berlina tutti i suoi miti pro-immigrazionisti, gay-friendly e antirussi. 

Peccato che Alessandro Catto, il gestore della pagina, pur riallacciandosi a marxismo, nostalgia dell'URSS e altri simili richiami, scriva per "Il Giornale" (com'è un peccato speculare che uno Fusaro scriva per "Il Fatto Quotidiano"). Ma soprattutto, come emerso dal blog di LVCS, abbia per parecchio tempo guardato favorevolmente alla Lega di Salvini come sponda politica. E quasi unicamente per il fatto che il leader del Carroccio oggi rappresenta il personaggio più esecrato dalla feccia politica vendoliana, rifondarola, centrosociala, immigrazionista. La feccia che viene (tra l'altro giustamente) fustigata quotidianamente dalla pagina. Il punto è: può bastare questa come unica motivazione seria di supporto alla Lega?  Anche Berlusconi fino a poco tempo fa era il principale incubo della "sinistra" tutta finanza e arcobaleni: e allora? Solo per questo motivo lo si sarebbe dovuto appoggiare, nonostante i suoi pesanti limiti congeniti (un es. su tutti, il voltafaccia verso la Jamahyiria)? 

Poi certo, il leader leghista ha "tradito", ha "commesso l'errore" di rifondare il centrodestra con un Berlusconi decotto . Queste le critiche a Salvini formulate sulla pagina: critiche che parlano di errore e tradimento. Esattamente le stesse parole utilizzate tradizionalmente dalla sinistra italiana per giustificare all'infinito i propri gruppi dirigenti, nell'incapacità di ammettere come le scelte (pessime) dei capi-partito vengano assunte volontariamente e non siano per niente "inaspettate" ma anticipate da segnali ignorati prima. 

http://viaculturale.blogspot.it/2015/11/la-via-culturale-e-il-centrodestra-la.html

"Ci chiediamo dove siano finiti i proclami di indipendenza e i modelli alternativi che Salvini fino a poco tempo fa metteva in campo [...] La Lega di Salvini avrebbe potuto andare da sola, evitando di porsi per l'ennesima volta come una forza di "destra", cavalcando sentimenti di sfiducia e la volontà di cambiamento trasversali che animano il popolo italiano. La verità è che la mancanza di una progettualità seria e di un movimento anche culturale realmente alternativo all'interno del Carroccio hanno impedito al partito di spiccare il volo verso una propria autonomia. Non vi è stata ricerca, non vi è stato fervore intellettuale, non vi è stata la capacità di prendere spunto da esperienze pure contigue come quella dei Cinque Stelle [...] Nemmeno la motivazione elettorale convince. Questo centrodestra non può essere una formula vincente, non lo può essere perché un personaggio come Berlusconi non attirerà più voti, ma anzi alienerà le simpatie di tutti coloro che, finora, si erano avvicinati a FDI e alla Lega credendoli forze realmente alternative"

Sono errori, quindi é implicito che si possano correggere; c'è stato il tradimento, ma sotto sotto si può sperare in un "ritorno alla purezza".
La natura intrinseca della Lega (quella di partito di sistema); il contenuto della sua piattaforma elettorale; gli ambigui legami di Salvini. Tutto ciò non conta. Il problema è costituito unicamente dalle "occasioni mancate" e dall'alleanza sbagliata. Sembrano gli appelli patetici che ogni tanto certe frange della "sinistra" rivolgono ai propri dirigenti per dir loro come tornare a vincere. Soltanto che il fenomeno nel nostro caso si ripresenta in tutt'altra area, quella leghista. Comunque sia non si é mai capaci di prese di distanza nette, ma solo di supplicare ogni volta il "meno peggio", non portando mai a termine quel superamento di destra e sinistra che in realtà è da intepretare come Rottura rispetto a tutti i grandi partiti governativi esistenti.

Salvini aveva già rivendicato in un'intervista la reaganomics in economia e il sostegno a Israele; non proprio posizioni all'insegna del "sovranismo" nè del "socialismo", tantomeno sovietico. 

A meno... di non nutrire un giudizio tollerante e sostanzialmente benevolo verso Israele e il sionismo, accompagnato da una certa rozzezza ostinatamente anti-araba (con la pretesa di LVCS addirittura di combattere l'anti-islamismo!). Tutto secondo quel tipo di anti-imperialismo che individua nei soli USA il pericolo, ed estromette del tutto il ruolo dello stato sionista e l'influenza dei suoi circoli occidentali sulla (geo)politica americana e non solo. Un giretto sulla pagina del Catto esprime bene le sue posizioni sulla questione sionista:


"Ma ora che Israele esiste è stupido pensare di non dialogarci senza valutarne il grande peso politico ed economico. Putin lo sa e giustamente tiene aperti molti canali. [...] La cosa migliore oggi secondo me è far rispettare la soluzione dei due stati, appoggiare Al Fatah cercando una conciliazione con Israele che si basi proprio sul rispetto di quelle 4 regole di convivenza già prefissate ma di così difficile applicazione. Non ha senso pensare, come sessant'anni fa, di cancellare Israele dalla carta geografica, ha senso piuttosto basarsi sul presente e cercare di dare alla Palestina uno stato dotato di continuità geografica, inserendo le trattative in un contesto più ampio"

Figura la soluzione dei due popoli due stati in Palestina, al posto di quella dello stato tri-nazionale laico, lasciando in pace Israele. Questo sfruttando il pretesto (purtroppo fondato) che la questione palestinese sia diventata in pochi anni uno specchietto per le allodole, un tema poco determinante nei rapporti di forza tra le potenze.


Ancora Catto: "amo il socialismo arabo, rispetto profondamente gli sciiti che combattono in Siria a favore di Assad, rispetto la geopolitica iraniana attuale, rispettavo profondamente Gheddafi, ma di certo non ergo a modello di vita la sharia islamica o il concetto di religione fusa al destino di uno stato, e vale per tutte le religioni".

Cosa caspita c'entra la sharia con Gheddafi o Assad??? Alla faccia dell'analisi culturale!

Su questi punti, magia magia, cadono le differenze tra la satira "nostrista" di LVCS e il vendolismo, tra "Il Giornale" e il Giornalettismo. Da entrambe le sponde si dicono le stesse cose. Non sembra un caso che LVCS sostenga (indicandoli quali modelli politici da seguire) il FN francese e la Le Pen, i cui rapporti amichevoli e conniventi con il sionismo sono comprovati da più fonti (per il lettore italiano che volesse verificarli); e che sulla pagina e sul blog il tema Israele non sia mai affrontato, pur sostenendo figure come Assad che sono fra l'altro nemici del sionismo e alleati non solo di Hezbollah ma della causa palestinese.

Non è un caso neppure che "il Giornale" sia la testata su cui scrive Fiamma Nirenstein, la più sbracata e feroce sostenitrice del sionismo in Italia

Intanto però la lepenizzazione dell'area anti-sistema e filo-russa prosegue, così come nel 2013 veniva grillizzata, e nel 2014 tsiprasizzata.

Alla fine Salvini ha invocato la cacciata di Assad: e lì, i pianti greci. Con tutto lo "stupore" della pagina e dei suoi autori. Ma stupiti di che cosa?  Neanche la parte del filoputiniano gli era riuscita, al leader Lega, con tutti i legami di lui e dei suoi compari con Pravj Sektor e altri golpisti nazisti ucraini antirussi.

Quanto al recente passaggio di simpatie da Salvini a Marco Rizzo, il cossuttiano pentito che prima si divertiva a prendere a male parole gli euroscetticisti e ora si è creato il suo micropartitino comunista "sovranista", basta rinviare al programmino elettorale del nuovo "vero comunista" e di Comunisti-Sinistra Popolare. Ecco cosa c'è scritto sul fronte dei paesi BRICS, ossia quelli nemici dell'impero americano-sionista (punto 7 - Internazionalismo ed antimperialismo):

http://www.comunistisinistrapopolare.com/about-us/

"Non si può essere così ingenui da pensare che oggi i BRICS possano svolgere il ruolo che ieri svolgevano i paesi socialisti. La maturità del loro capitalismo, data dal livello di alta concentrazione del capitale industriale e finanziario in forme monopolistiche, ne certifica l’entrata nella fase imperialista. Il grado di accumulazione di capitale di questi paesi non è ancora ai livelli di USA e UE, anche se si sta rapidamente adeguando, così come è diverso il loro modus operandi nelle relazioni internazionali, possono apparire “più simpatici” ma la loro natura economica è sostanzialmente la stessa.
I BRICS sono quindi certamente in grado di mettere in discussione il predominio dell’Occidente, ma da una posizione imperialista e attraverso i ben noti meccanismi della concorrenza interimperialistica. Non si capirebbe altrimenti la differenza di comportamento tra la vicenda libica e quella siriana. Un loro eventuale successo comporterebbe solo lo spostamento del baricentro del dominio imperialistico da un polo all’altro. Per quanto detto, è evidente che i BRICS sono entrati in rotta di collisione con gli imperialismi tradizionali. [...]
La necessità di assicurarsi il controllo delle risorse strategiche e dei mercati di sbocco, comune sia ai BRICS, sia agli imperialismi tradizionali sfocerà prima o poi in un confronto militare. Questo confronto in realtà già esiste, sia pure in modo indiretto e si manifesta nella moltiplicazione dei conflitti militari locali, cioè combattuti in casa d’altri. Afghanistan, Iraq, Jugoslavia, Libia, Siria sono la conferma più eclatante della competizione interimperialista, condotta a spese dei popoli di paesi terzi. I comunisti e il movimento operaio non hanno oggi che un’arma da contrapporre a questi processi: la solidarietà proletaria internazionalista".

Queste sono le premesse del "nostrismo". Così è, se vi pare.

lunedì 1 febbraio 2016

Il problema della nostra società non è il "complottismo", ma il fideismo verso i media

Articolo del 26 gennaio di Jean Bricmont, saggista e fisico belga, tradotto dal francese e disponibile qui.

Il problema della nostra società non è il "complottismo", ma il fideismo verso i media

Dieudonné et Soral lors d’une conférence de presse à Paris
Dieudonné e Soral durante una conferenza stampa a Parigi
La rivista progressista belga Politique ha dedicato il suo ultimo numero alle "teorie del complotto", il che mi ha condotto alle seguenti riflessioni.
Ci sono una serie di leggende metropolitane, chiamiamole così, che circolano sui social network, riguardanti diversi attentati, le scie chimiche o la nocività dei vaccini. In generale, non credo a nessuna di esse, pur accettando pienamente che le persone “si facciano delle domande" su questi temi.
Ma c'è forse una novità pericolosa in tutto ciò?
Tutte le credenze nelle pseudo-scienze o nelle medicine alternative sono dello stesso tipo, così come la paura degli OGM o la credenza nella psicoanalisi, che sono ben diffuse nella sinistra "rispettabile", inclusi coloro che denunciano con vigore il "complottismo”.

"Le persone che denunciano il "complottismo" spesso ignorano evidenti crimini"

L'essenza del "complottismo" è la convinzione che una forza invisibile manipoli i protagonisti delle tragedie umane e tiri le fila dei grandi eventi. In realtà, la teoria del complotto più diffusa, e persino più antica dell'umanità, è l'idea che esistano una o più divinità invisibili che si preoccupano delle nostre faccende e rispondono alle nostre preghiere, in altre parole le credenze religiose che a tutti noi ci viene regolarmente chiesto di "rispettare”.
Alcuni vedono nel "complottismo" un pericolo politico, riferito in particolare alla presunta connessione tra complottismo ed antisemitismo. Ma il complottismo è di solito una reazione (maldestra a mio parere) dello scetticismo verso la propaganda di stato e dei media. Allo stesso modo, il cosiddetto antisemitismo oggi è in gran parte una reazione alla partigianeria pro-Israele dei media mainstream e alla repressione costante di tutti i discorsi fatti passare per antisemiti.

 "Tutte le accuse sulle cattive intenzioni (segrete) di Putin e Assad sono anch’esse "teoria del complotto"

Tuttavia, se ci pensate, tutte le accuse riguardanti le cattive intenzioni (segrete) di Putin e Assad, così come dei nostri nemici passati o futuri, sono anch’esse "teoria del complotto”. Semplicemente, quando queste teorie riguardano i nemici dei nostri paesi, pur essendo inverosimili, diventano attendibili.
D'altra parte, non sono sicuro che i "complottisti”, durante la guerra in Libia nel 2011, si siano immaginati il livello di cinismo e manipolazione delle opinioni da parte della sig.ra Clinton emerso dal contenuto delle sue e-mail. La realtà a volte supera la più fervida immaginazione.

Inoltre, la critica che farei al complottismo è che tentando di dimostrare i crimini occulti, sembra ignorare quelli evidenti: i crimini provati, e documentati in modo indiscutibile, dell'imperialismo americano e della sua politica di ingerenza universale, talmente mostruosi che è inutile volerne trovarne di nuovi, anch’essi nascosti. Specularmente, le persone che denunciano il “complottismo” spesso ignorano tali crimini evidenti e si comportano come se confutando i complotti si possa assolvere la politica degli Stati Uniti.

Ecco perché mi lascia perplesso il nuovo numero di Politique. Se alcuni reputano essenziale combattere il complottismo, sono liberi di farlo. Ma che dire della critica alla propaganda guerrafondaia? E della difesa della libertà di espressione? Anche se Politique si presenta come una “rivista di discussione” non vedo alcun articolo che difenda un "complottista” (l'intero dossier è di accusa). Così come non vedo nessuna difesa della libertà di espressione di alcune delle persone indicate, come Soral e Dieudonné, costantemente perseguiti per reati d'opinione. Attaccare persone processate per delitti di opinione, e che quindi non sono libere di dire ciò che pensano, forse non è proprio il più onesto come approccio.

Gli spiriti critiche si rivolgeranno inevitabilmente verso quella che la sinistra rispettabile definisce estrema destra

Soprattutto, dubito molto seriamente che questo tipo di attacco unilaterale contro il complottismo abbia qualche effetto positivo. Se si vuole combattere veramente il complottismo, si dovrebbe iniziare a riconoscere la legittimità del crescente scetticismo verso la propaganda politico-mediatica (lo stesso discorso vale per l'antisemitismo). C’è una presenza evidente di menzogne ​​e assurdità nei discorsi dominanti che suscita sospetti e tentativi, spesso erronei, di trovare spiegazioni in termini di azioni “occulte”.
Si deve anche riconoscere che è molto meglio un eccesso di scetticismo verso i discorsi dominanti piuttosto che un'eccesso di credulità. Il problema fondamentale della nostra società non è il complottismo, ma la fabbricazione del consenso ed il fideismo nei confronti dei media mainstream.

Inoltre, adottando questo approccio unilaterale, una certa sinistra non può evitare l'accusa di “far parte" o di ”difendere il sistema." E vedendo tutto ciò, le menti critiche inevitabilmente si dirigeranno verso quella che la sinistra rispettabile definisce estrema destra, alla ricerca di opinioni che sembrino realmente alternative.

sabato 30 gennaio 2016

Contro il pensiero unico si. Male accompagnati no



Interessante. Gli organizzatori del "Family Day" hanno espressamente escluso CasaPound Italia e Forza Nuova dalla manifestazione contro le unioni civili/di fatto/omosessuali. Più che un atto di "sudditanza" nei confronti della cultura dell'antifascismo in assenza di fascismo, l'episodio suggerisce il contrario. Secondo la dominante retorica anti-fa, tutti quelli che non hanno lo stesso modo di pensare dell'intellighenzia politically correct sono una cosa sola con i cattolici, i leghisti e i fascisti. Beh, ecco la smentita. 

Se c'è ancora un briciolo di libertà di espressione in Italia, chi vuole manifestare per una idea diversa da quella dominante dovrebbe poterlo fare senza essere tacciato di "rossobrunismo" o di inesistenti collusioni col fascismo. Ma siccome non avviene mai, è positivo che i manifestanti riprendano il controllo delle loro iniziative, mostrando che non si prestano a strumentalizzazioni. Ciò che per esempio la cosiddetta "sinistra radicale" non fa mai, visto che quando fa una manifestazione pure astrattamente condivisibile riesce sempre a farsi infiltrare da agenti dei servizi segreti, black bloc, sionisti, vendoliani e ceto politico impresentabile. 
Che poi si sia vicini o meno alla piazza del Family Day (e noi non lo siamo, come non siamo vicini neanche ai RisvegliatiItalia) è un altro paio di maniche. 

Soprattutto però, nessuno dovrebbe spendere una sola parola buona in difesa di CasaGladio e di tutte le forze dell'estrema destra che simpatizzano con la Junta di Kiev in Ucraina; un governo golpista, sporco di sangue, arnese dell'impero americano contro la Russia. 
Altro quindi che "fare fronte comune" con queste organizzazioni contro il pensiero radical-chic dominante. Meglio rimanere soli. 

Pasquino

domenica 10 gennaio 2016

Sui fatti di Colonia e il facile ricorso al "noi"



Ci sono alcuni elementi controversi sui fatti di Colonia: gonfiati/non gonfiati, stranieri/tutti stranieri solo in parte. Però su una cosa bisogna mettere un punto fermo. Gli autori delle violenze, stupri o palpate varie devono essere puniti severamente e l'immigrazione incontrollata dev'essere stroncata.
Al solito, quasi tutti i documenti di "condanna del razzismo" sono privi di una condanna anche dei violentatori (che dev'essere netta anche se si trattava di "palpate" e non di stupri) e dell'atteggiamento vergognosamente e apertamente spavaldo di chi sente protetto in virtù del suo status di rifugiato politico. Quanto alla polizia accusata di non essere intervenuta, semmai ciò conferma che l'apparato di potere coopera pienamente nella protezione dei ratti taqfiri (e dei criminali che compiono delitti sul nostro suolo) come comandano qatarioti, wahabismo saudita e altri emirati-emiroti con i quali i nostri governi si sono accordati.
Manca una denuncia dell'immigrazione incontrollata come fenomeno voluto dalle oligarchie finanziarie e capitalistiche, in base alla nota creazione dell'esercito industriale di riserva che serve ad abbassare i diritti dei lavoratori autoctoni. Non v'è attenzione sul fatto che molti dei richiedenti asilo sono terroristi salafiti e taqfiri incitati a venire qui con le proprie famiglie sotto la protezione dai governi europei (in primis quello tedesco) dopo essere stati utilizzati dall'asse USA-occidente-sionismo-petromonarchie nell'aggressione sanguinaria alla Siria e per destabilizzare il Medio oriente; che tra gli immigrati ci sono anche numerosissimi criminali comuni evasi dalle carceri; che molti dei cosiddetti "siriani" sono persone di altra nazionalità con passaporti facilmente falsificati; che gli stessi salafiti saranno usati come agenti della strategia della tensione in Europa, analogamente a quanto già fatto nella recente strage di Parigi.

Omettere di spendere parole su tutti questi fenomeni, limitarsi a dar la colpa di tutto ad altro (ai razzisti, alla polizia, all'estrema destra, o al capitalismo in generale) è di una cecità unica. Con queste posizioni, gli "antimperialisti" si alienano le simpatie della popolazione da cui vorrebbero farsi ascoltare. E non sono nemmeno coerenti con molte delle verità che divulgano.
Criticare l'immigrazione incontrollata (e le sue conseguenze!) non impedisce affatto di dichiararsi contro le sue cause, e contro la "strumentalizzazione" che i media operano (gli stessi media, peraltro, fino a pochi mesi fa erano totalmente per l'"accoglienza di tutti i rifugiati" e per la demonizzazione dei governi modello Orban). Non possiamo più accogliere salafiti e delinquenti recidivi (travestiti da musulmani e da bisognosi) accampando scuse ed argomenti ugualitari solo quando ci fa comodo, solo a favore di chi arriva e mai del popolo ospitante. 

In ultimo, un commento sull'utilizzo del tutto fuori luogo della prima persona plurale "noi": "noi facciamo le guerre" "noi abbiamo venduto armi" "noi non lottiamo per abbattere le cause dell'immigrazione ma ci lamentiamo delle conseguenze". Noi chi? I cittadini italiani??
Sono i governi ad agire o non agire, finanziando il terrorismo in Libia, Siria e così via. I cittadini semplici sono sudditi, possono essere solo spettatori passivi di quello che succede. E purtroppo gli unici a subire le conseguenze economiche e sociali della "società multiculturale" globalizzata. 

Pasquino

martedì 22 dicembre 2015

Trivellazioni: ecologia o energia?



La difesa dell’ecosistema e del paesaggio sono punti irrinunciabili nel programma di una forza politica indipendente che abbia a cuore il riscatto nazionale. Si tratta di beni da tutelare di per sé stessi, non solo in quanto finalizzati ad altre vocazioni (turismo, pesca). Anche il raggiungimento dell’indipendenza/autosufficienza energetica del paese, però, è un obiettivo altrettanto imprescindibile. Nell'odierna questione delle trivellazioni in Adriatico (come in numerosi altri casi in cui si discute l'opportunità di esplorazioni energetiche) le due esigenze su citate sembrano inconciliabili. Forse però non sono le trivellazioni in se stesse il problema, ma il modo in cui vengono condotte.

I permessi per le esplorazioni in mare sono stati concessi a grandi multinazionali, colossi privati i quali mettono al primo posto il profitto, perciò tenderanno a ridurre tutto ciò che rappresenti un costo come i salari dei dipendenti e, appunto, le precauzioni per l’ambiente. I grandi disastri ambientali del passato, infatti, sono prevalentemente avvenuti a causa della negligenza di multinazionali senza scrupoli. Per questo le preoccupazioni degli ambientalisti e delle popolazioni locali sono fondate. 

C'è però un ulteriore problema che dovrebbe destare scandalo: il fatto che il governo ceda con tanta leggerezza ai privati lo sfruttamento delle risorse naturali del nostro paese! Il presupposto della stessa sovranità di un popolo è il controllo sulle risorse situate nel proprio territorio. Invece dunque di essere le multinazionali petrolifere a rivenderci la nostra stessa energia (ai prezzi che vogliono!) dovrebbe essere lo Stato italiano a utilizzarla in regime di monopolio, come volano per la nostra economia. Oltretutto, con un'azienda pubblica vincolata a perseguire l'interesse collettivo (come già l'ENI, quella che la nostra classe politica soprattutto "di sinistra" vuole dismettere del tutto) il principio da seguire non sarebbe quello di scegliere le tecnologie di ricerca-estrazione meno costose (com'è prassi dei gruppi privati) ma quelle il meno possibile dannose per l’ambiente. I giacimenti sarebbero così gestiti con i sistemi di sicurezza più adeguati per evitare incidenti in ciascuna parte della filiera. Coniugando così sviluppo energetico e tutela ambientale. 

Pasquino

sabato 19 dicembre 2015

Chi tifa per la Le Pen e Salvini solo perché fanno paura ai sinistrati vendolati irrecuperabili… ricorda molto chi diffonde le foto di donnone obese seminude esaltandole come contraltare alle modelle anoressiche scheletriche fotoritoccate, all'insegna del motto “le donne vere hanno le curve”. Tutto viene ridotto alla contrapposizione tra due eccessi, tra due scelte ambedue sbagliate, e grottesche.
Solo che almeno nel caso delle "donne con le curve" si parla più per provocazione che per vera convinzione.

Andare oltre la destra e la sinistra non significa fare commistione tra identità fascista e comunista, né tantomeno rimanere fascisti, comunisti (occidentali) o di altra tendenza già vecchia limitandosi a cambiare solo e soltanto pelle esteriore al fine di ampliare il proprio pubblico (su parametri quantitativi più che qualitativi).
Nel caso del FN abbiamo appunto un gruppo dirigente "di destra" che compie l'evoluzione in forza "indipendente" come mero cambiamento di pelle . E quando sono i gruppi dirigenti dei partiti tradizionali (di destra o sinistra) a compiere apparenti svolte apparentemente positive, non bisognerebbe aspettarsi nulla di buono. O quanto meno è necessario stare in guardia invece di fidarsi ciecamente degli improvvisi "miracoli" da loro compiuti. Soprattutto se la svolta giunge in prossimità di campagne elettorali.
Ma gli intellettuali italiani e i "sovranisti" fanno spallucce. Devono sempre sbilanciarsi immediatamente su qualcuno o qualcosa, anche quando hanno raccolto pochissimi elementi per farsi un'idea. Devono ugualmente pronunciarsi, a favore o contro. E quando sbagliano, non fanno autocritica. Tanto restano seguitissimi da centinaia di fan. Che continuano a dar loro ascolto.
Sulla Le Pen c'è abbastanza materiale per capire i suoi legami col sionismo (tra l'altro le pagine e i blog "nostristi" che sostengono l'FN omettono di esprimersi sulla questione Israele) e la funzione da essa esercitata di "fascistizzazione morale" della Russia di Putin, cioé della nazione che fa da punta più avanzata del fronte dei paesi BRICS ed alleati. Come a voler sganciare la Russia dalla sua collocazione nel fronte che comprende l'Iran sciita, chavismo, baathismo, ecc. ed inserirla tra i "massimi teorici" peracottari dell'opportunismo destro-nero salviniano, borgheziano, casapoundino, le cui compromettenti collusioni con il governo golpista di Kiev e con i sentimenti antirussi e maccartisti sono durature.

Pasquino

martedì 15 dicembre 2015

Né omofobia né ideologia gender

È vero, esistono una propaganda lgbt ed un'ideologia gender. Ma la loro giusta condanna non deve essere motivo per spingersi a condannare gli omosessuali tout court. 

Il cosiddetto gender è un tentativo di incentivare (nel futuro) lo sviluppo di sessualità semplicemente confuse, manipolate dall'esterno come ulteriore fattore di indebolimento dell'Io dell'essere umano, perché degli individui resi perennemente incerti della propria identità saranno capaci solo di legami relazionali perennemente instabili, determinando una società nel complesso più disgregata. 

Questo però non significa che c'è un complotto per trasformarci tutti - qui ed ora - in gay e transessuali, o che tutti gli omosessuali di oggi siano il risultato di una "creazione del potere". 

Più che altro, ci suggerisce che anche la sessualità è uno dei tanti aspetti della vita di un essere umano nel quale il meccanismo di potere (capitalistico) può agire prepotentemente per i suoi fini dannosi, ammantati di una "libertà di scelta" che nel concreto corrisponde invece all'imposizione di una scelta ("tolleranza repressiva", si sarebbe detto un tempo).