lunedì 9 gennaio 2017

M5S: l'"onestà" di aver sempre cambiato bandiera

L'"inaspettata" proposta di Grillo ai suoi accoliti di votare per il disconoscimento dell'alleanza europarlamentare con l'UKIP di Farage ed andare tra le braccia dei liberal-liberisti del gruppo ALDE è, in primo luogo, la dimostrazione lampante di tutti gli sfracelli provocati dalla tendenza a definirsi "post-ideologici". Cosa che in questi anni il circolo dei vari alterstupidi-euroscettici-sovranisti ha sempre ostentato con nonchalance, descrivendola come "normale" conseguenza del "superamento della dicotomia destra-sinistra".
Un qualsiasi progetto politico deve necessariamente nascere munito di un'ideologia, intesa ovviamente nel senso migliore del termine: come visione del mondo, come sistema coerente di valori a cui corrisponde un impianto programmatico ben definito.
Non solo. Per un progetto di nuovo tipo che decida di non apparentarsi mai nè con la destra, nè col centro, nè con la sinistra, basarsi una propria ideologia è proprio ciò che serve per distinguersi dagli ambienti con i quali non si vuole essere confusi (i partiti di potere destrosinistri). E per prendere le distanze dalle "ideologie" dominanti.
Non è scritto da nessuna parte che al mondo possano esserci solo ideologie identiche a quelle delle correnti politiche ottocentesche (socialismo, conservatorismo, fascismo ecc.) e non si possa elaborarne una propria, di nuovo stampo, adatta ad ogni contesto. Un concetto semplicissimo no? Eppure troppo difficile da capire per i vari teorici complottardi, decrescisti e sciichimichisti che hanno definito a lungo le ideologie come sinonimo di dogma e fanatismo (e magari come "creazione della massoneria" - ignoranti, penosi e pericolosi). Grillo ha solo imitato le dicerie messe in giro da questi santoni (anche perché Grillo non fa che scopiazzare discorsi altrui a seconda del momento).

Fondare una forza politica dichiaratamente senza ideologia, cioè senza un'idea del mondo coerente e globale, è come salpare per l'oceano navigando a vista, senza bussola e senza rotta. Prima o poi però, si finisce proprio per attraccare nei porti "sicuri" del ceto politico più navigato... Altro che "superamento" di destra e sinistra e del novecento! La post-ideologia è la via più breve per tornare a rimestare sempre nello stesso armamentario dei soliti dogmi e schemi logori degli ideologismi più nauseanti di destra o sinistra. Qualcosa vorrà dire se il vate genovese guarda addirittura ai liberali, il gruppo politico con l'ideologia attualmente più decrepita del mondo, antiquata e decomposta persino più di socialdemocrazia, fascismo e comunismo!

Ciò che scandalizza poi della virata "liberal" dei 5 Stelle è, ovviamente, l'accondiscendenza verso il programma euroliberista dell'ALDE (cosa di cui comunque poco si preoccupano, dato che ai Di Maio e ai Dibba interessa solo e soltanto ridurre gli stipendi della Casta e simili fesserie, fregandosene di tutto il resto).
Ma il risvolto, se possibile, ancor più ripugnante della vicenda è l'averci fornito la prova che i Grillo, i Casaleggio e simili sono fortemente condizionati dai mass-media, e sensibili agli umori che sono stati instillati in certi settori di opinione pubblica proprio dai mass media. Le critiche grilline alle "balle dei giornalisti", cioè, non si spingono oltre un certo limite, visto che alla fine sono disposti a sacrificare le proprie scelte tattiche e strategiche pur di risultare meno sgraditi e "impresentabili" al coro disinformativo che va per la maggiore.
Perché infatti disconoscere l'intesa con Nigel Farage?
Per dare un preciso segnale di voler uscire dalla lista dei soggetti pericolosi per l'Eurocrazia, così da piacere un po' di più ai giornalisti e opinion makers "che contano" e a tutta la truppa di ebeti e radical-chic alla moda che imperversano sui social network denunciando il "nuovo fascismo" Brexit-Putin-Trump-Salvini-Grillo.

Per chi scrive, ci sono pochi dubbi sul fatto che nelle prossime ore il plebiscitarismo dei pentastellati, travestito ipocritamente da "metodo di democrazia diretta", approverà supinamente, in massa e su tutta la linea l'ennesima penosa giravolta del grande capo. 
In proposito, vengono in mente certi gonzi che ancora si illudono nel fatto che "Grillo prima o poi sarà costretto a subire le decisioni della base del movimento". A parte che è dal 2012 che ancora aspettiamo di vedere realizzarsi questo fantomatico evento (e difatti, come per tutte le speranze sciocche, non c'è nessuno che indichi quando esattamente ciò dovrebbe accadere) finora nessuno nel movimento ha mai mostrato di volersi discostare dai diktat calati dall'alto dallo stato maggiore del M5S. Tutt'altro. I militanti grillini continuano, imperterriti, a non accettare alcuno stimolo o critica costruttiva dagli esterni al M5S. Al sottoscritto è capitato continuamente di essere aggredito da idrofobi elettori grillini per aver osato esprimere semplici dubbi, a volte anche per aver preso le loro difese. Su queste premesse è impossibile pensare che un giorno la base "costringerà" i dirigenti ad ascoltare le decisioni dal basso: per i militanti quel che dice il loro capo è legge, si fa e basta, come del resto avviene da sempre in tutti i partiti e movimenti politici "normalizzati". 
Lo si è visto anche in questi giorni, con un 90% di consensi per un Codice etico che ha rappresentato una involuzione clamorosa sull'unico argomento in merito al quale i pentastellati volevano mantenere una coerenza tra fatti e azioni, cioè l'espulsione automatica di semplici indagati, oltre che di condannati. La truppa sarà sempre favorevole in blocco a quello che dall'alto gli si suggerirà di approvare. Anche i voltafaccia più sfrontati nei programmi e nelle intenzioni. Ovviamente sempre allo scopo di "non spaccarci tra di noi", di "non mostrarci deboli al nemico" e via con altre argomentazioni di scuola togliattesca-berlingueresca (la scuola dell'odierno PD).
Del resto, riposto ancora una volta nel dimenticatoio un referendum decisamente più importante da far fare all'intero paese, quello sull'Euro (annunciato in pompa magna nel 2013 solo per riscuotere un pacco di preziosi consensi), a Grillo non rimane altro che indire di tanto in tanto referendum in casa sua, su qualsiasi insulsaggine gli venga in testa in quel momento, così da rendere più tragicomico il discredito e il suicidio della forza politica che ha fondato. 
E delle istanze giuste che questa forza ha ingiustamente preteso di rappresentare.

Andrea Russo

AGGIORNAMENTO: ovviamente, il 78% dei militanti grillini ha votato a favore dell'intesa con l'ALDE. Un 78% di pecore... che però hanno il bel coraggio di chiamare gli altri italiani "un popolo di pecoroni"!

lunedì 12 dicembre 2016

"Torniamo allo Statuto!": il premier non eletto e i boriosi Sonnini d'Italia

di Andrea Russo (da leggere insieme a questo articolo più vecchio

Quando ho studiato Storia del diritto italiano all'Università, mi è rimasto impresso un episodio politico dei tempi dell'Italia monarchica, che riassumo col titolo "Torniamo allo Statuto".

Nel 1897 il deputato della Destra storica Sidney Sonnino, scrisse un articolo intitolato "Torniamo allo Statuto" nel quale (denunciando tutta una serie di storture nella vita politica di allora, legati anche al fenomeno del trasformismo e del clientelismo) sosteneva di abbandonare la prassi, seguita fino ad allora, per la quale il potere esecutivo veniva affidato al "presidente del consiglio".
Infatti, la carta fondamentale allora in vigore, lo Statuto Albertino, prevedeva testualmente che il potere esecutivo fosse esercitato dal Re, senza menzionare alcun primo ministro. Solo in via di prassi si era passati da una monarchia costituzionale ad una monarchia parlamentare, nella quale è il "presidente del consiglio" la figura che incarna il potere esecutivo, mentre il Re "regna, ma non governa". 

Perciò, secondo Sonnino, occorreva appunto ritornare ad una interpretazione letterale dello Statuto: il sovrano doveva tornare direttamente a governare, riappropriandosi degli ampi poteri riconosciutigli dalla carta albertina, senza peraltro essere tenuto a rendere conto del suo operato al Parlamento, come invece nel caso del primo ministro-presidente del consiglio (che dipende dall'appoggio delle maggioranze parlamentari).
Una mera questione di forma? No. Una proposta avanzata in nome di esplicite istanze reazionarie: limitare la voce in capitolo del parlamento (peraltro ancora eletto in modo censitario) ed instaurare un governo "di polso" che stroncasse la crescita del movimento operaio e socialista (nonchè cattolico) con una dura repressione autoritaria. 
La proposta di Sonnino fece scalpore alla sua epoca, ma non ebbe seguito. 

Orbene, riportare alla memoria questo episodio è significativo, perché uno schema di pensiero analogo ci viene oggi riproposto da una risma di saccenti sbruffoni per cui "secondo la nostra costituzione il capo del governo non lo scelgono gli elettori!" e su questo fanno la voce grossa. Le questioni sono leggermente diverse (oggi è il meccanismo di scelta del presidente del consiglio; Sonnino metteva in discussione l'esistenza stessa di tale carica). Ma identico è l'approccio puramente formalista nei confronti delle norme, che conduce ad analoghi risultati inaccettabili. 

Anche nell'Italia repubblicana, come ai tempi dello Statuto Albertino, è stata largamente osservata una prassi non testualmente prevista dalla Costituzione, per la quale il presidente della repubblica dovesse nominare a capo del governo una figura che fosse:
- in primis, 
un politico di partito, il più possibile scelto tra figure di primo piano; limitando a casi eccezionali la scelta di c.d. tecnici e di dirigenti di quarta fila sconosciuti anche alla loro madre. Posto che con il loro voto gli elettori italianide facto, esprimono le loro preferenze per l'aspirante capo del governo, scegliendo tra i vari capi-partito considerati papabili per quella carica.
- in secundis, espressione del partito, o dello schieramento di partiti, maggioritario nei consensi elettorali. Non è una "maggioranza" degna di tale nome un'accozzaglia raccogliticcia di parlamentari fuoriusciti dai partiti con i quali erano stati eletti (vedi NCD di Alfano, verdiniani, ex-grilli, ex-vendoliani). E di per sè, è palesemente inaccettabile che 2, 3, 4 governi di fila sorgano e tirino avanti sulla base di simili ammucchiate trasformistiche unicamente "perchè la costituzione non dice niente in contrario".

Anche oggi dunque, come all'epoca di Sonnino, si è di fronte a una regola implicita, non scritta, comunque a lungo rispettata, in quanto ispirata a maggiori criteri di giustizia e trasparenza. Una prassi che non è prevista espressamente dalla carta costituzionale. Ma nemmeno espressamente vietata.
Tanto'è vero, che anche con una legge elettorale (il "porcellum") era stato introdotto l'obbligo per ciascuna coalizione elettorale di indicare il proprio "capo" politico. Obbligo non vincolante per il Presidente della repubblica, ma che comunque ha rafforzato nel senso comune l'idea che il voto di ciascuno influisse sulla scelta del capo del governo. Considerato peraltro l'assetto ancora bipolare del quadro politico all'epoca in cui fu approvata la legge, si tratta di un quasi-correttivo tutto sommato ragionevole.

La nomina, quindi, di un tecnico o lacchè che governi il paese reggendosi su maggioranze parlamentari artificiose, che non corrispondono ai consensi elettorali, è consentita sul piano meramente formale. Resta però un abominio sul piano politico. Cioè, sul terreno dei giudizi di valore che hanno ad oggetto fatti, condotte, scelte, come tali opinabili - secondo criteri di opportunità, convenienza, giustizia sociale ecc. Con tutto questo le procedure e regolette formali c'entrano fino a un certo punto. La scelta di Mattarella di non sciogliere il parlamento e nominare anche il suo cameriere a capo del governo è formalmente lecita e rispettosa delle regole. Nel suo significato politico però, è più che discutibile (leggi, disgustosa). E perciò gli "italiani ignoranti" insorgono. 

Quanto all'affidamento a Gentiloni dell'incarico di formare un esecutivo, la questione è ancora più semplice, senza addentrarsi in norme o articoli, perché di carattere, appunto, eminentemente politico: un capo di governo si dimette in quanto è stato sonoramente sconfessato dal voto popolare in sede referendaria, e viene sostituito... da un ministro dello stesso governo e della stessa linea politica sconfessata, con tutti o quasi tutti gli stessi ministri che vogliono restare nei posti chiave. Il tutto tranquillamente ignorato da un coro di palloni gonfiati che urlacchia 25 ore su 24 "il governo non lo scelgono gli elettoriiii! il governo non lo scelgono gli elettoriiiiiii!" alzando un chiasso che impedisce a chiunque di riflettere e percepire la gravità di quanto sta avvenendo.

Chi si ferma alla semplice lettura degli articoli della costituzione non discerne nessuna di queste questioni, che sono prima di tutto di ordine politico, e solo in minima parte giuridico-procedurale. I so-tutto-io da "social", invece, confondono i due piani, sostenendo che la regolarità formale della successione Monti-Letta-Renzi-Gentiloni implica un'automatica legittimità morale e politica di questi governi davanti alla nazione!
Tali "saggi" autoproclamati da commento facebook sono i soli, veri ignoranti. Asini, perché analfabeti politici. per giunta privi di umiltà e convinti di essere più informati degli altri. Nonché, difensori sguaiati dello status quo. Sventolano come dogmi le norme scritte, escludendo qualsiasi loro interpretazione sostanziale innovativa, correttiva e illuminata che possa giovare maggiormente alla vita di un popolo (popolo di cui tanto se ne fregano, in quanto da loro definito inferiore e ritardato).

Piddini renziani, post-piccisti, hipster in carriera alla Luiss, anarchici liceali con carenze d'affetto, misanthropés nicciani per tutte le occasioni, youtubers con 100.000 fan e un solo neurone ...questa feccia accetterebbe persino la nomina di Giovanni Brusca a presidente del consiglio. Sarebbe tutto regolare, visto che nell'articoletto della Costituzione non c'è un divieto. E infatti a nessuno di loro, nemmeno per sbaglio, viene mai in mente che, magari, si potrebbe riformare proprio la Costituzione per colmare l'evidente deficit democratico circa il metodo di scelta del premierFigurarsi! Come potrebbero concepire da soli una simile idea? Le istruzioni su cosa devono pensare se le fanno impartire esclusivamente dall'Huffington Post, dal Sole 24 Ore, dalla pagina facebook "satirica" di turno, o da qualsiasi altra monnezza giornalettista, "autorevole" presso la cosiddetta gente di sinistra e la generazione Erasmus. 
Sono i nuovi Sonnini d'Italia, ma riescono a fare peggio di Sonnino. Che almeno era un ultraconservatore dichiarato, e non celava i propri sogni elitari, classisti, reazionari con scialbe frasi di Kerouac e Pahlaniuk o con hashtag lgbt. 

lunedì 5 dicembre 2016

Ma quale rispetto? Opinioni dopo la sacrosanta sconfitta renziana

Senza offesa, ma gli appelli ad abbassare i toni e gli interventi che denunciano il "clima irrispettoso e squallido della campagna referendaria da ambo le parti" sono oggettivamente fuorvianti.

Il rispetto reciproco in politica è una storiella, vera fino a un certo punto. Considerata poi la congiuntura difficile e delicata che la popolazione italiana sta attraversando dal punto di vista economico, sociale ed ideologico, illudersi che questa storiella possa fare presa è ancor più ingenuo.
Se tu ritieni l'avversario che hai di fronte un nemico e soprattutto un pericolo, adotterai tutti i mezzi per sconfiggerlo e farlo sparire dalla scena. Non lasci che sia lui a farlo per primo con te. Ecco la realtà concreta. Dietro la facciata della "democrazia normale" in cui tutti hanno idee differenti ma si stimano e non alzano la voce. Balle.
Questo è vero intanto se parliamo di quadri politici e cariche istituzionali. Se scendiamo al livello dei militanti, simpatizzanti, elettori dei rispettivi partiti e cittadini semplici, è ovvio che questi siano propensi a scannarsi tra loro lanciandosi invettive pesanti e colpi bassi tra loro. O perché si sono fatti galvanizzare dal leader/partito di riferimento, o perchè evidentemente ritengono di rispondere a un clima provocatorio che sono stati altri avversari ad instaurare per primi. Qui si possono fare i dovuti distinguo per capire se qualche settore politico ha passato il segno. Ma bisogna scendere nel dettaglio e capire caso per caso. Non si può dire astrattamente "è colpa di tutti, tutti sleali".

Nel merito della campagna referendaria. Il fronte del NO, a parte il ceto politico intenzionato a perdere (fattosi rappresentare dagli indifendibili De Mita e D'Alema) e a parte i sinceri sforzi di militanti semplici con banchetti rionali e così via, ha fatto una propaganda inesistente in confronto all'asfissiante presenzialismo televisivo di Renzi; in confronto agli spot renziani (non ho visto in tv un solo spot da parte del comitato per il NO, solo le ridicole buffonate del ping pong e del professor Russo alle elementari); a confronto dell'attivismo economico dei comitati per il Sì che hanno inondato i social network di spam con annunci pietosi, di commenti scritti da decine di profili fasulli, spendendo denaro per sponsorizzare ogni annuncio facebook che molestava le bacheche degli utenti.
Alla vista di questo schifo si parla di rispetto? Ma quale rispetto! 
In sè la riforma non era un chissà quale "attentato alla democrazia", perchè quella in Italia l'abbiamo già perduta almeno dal 1992-93 (tra le tante prove di ciò, l'introduzione del pareggio del bilancio proprio in Costituzione avutasi nel 2012). 
Ma vedere così tanto pendere la bilancia del pensiero dominante e dei media a favore del Sì, imbastendo una consultazione referendaria costosa (che dovrebbe essere costata all'erario sui 300 milioni di euro) per una mezza ciofeca, scritta male, venendo a parlare di "risparmi" è qualcosa che induce solo un NO accompagnato da insulti beceri e ignoranza.
Altro che rispetto. 
Il rispetto se lo merita una classe dirigente decente, con un'ideologia decente e degli attivisti politici decenti. Con gli altri, calci nel sedere.

Pasquino

sabato 1 ottobre 2016

Referendum - anche il "No" lavora per il "Si"

Senza entrare nel merito specifico della riforma (cosa che potrò fare avuto il tempo di leggerla bene) mi limito a osservare che l’intero ceto partitico e culturale sembra seguire implicitamente un mero gioco delle parti, collaudato apposta per suggerire all’elettore che la vittoria dei Si al referendum sarebbe un risultato “antisistema”. 

Guardiamo al posizionamento complessivo dei partiti. A fare campagna attiva per il Sì sono soltanto Renzi e l’area del PD che lo sostiene, più l'NCD (cioè niente, il nulla). Per il No si sono espresse praticamente tutte le altre forze politiche: oltre al Movimento 5 Stelle, anche Forza Italia, Lega, Fratelli d'Italia, l’Udc, la "minoranza" PD (i bersaniani - cioè, gli ex-piccisti), la ‘sinistra radicale’ allo stadio vendoliano cronico, una pattuglia di ex-alfaniani, e persino ex-renziani come Emiliano. Proprio la composizione di questo schieramento indurrebbe gli italiani, di fatto, a convincersi della intrinseca bontà della riforma. In altre parole, nel fronte del No si identificano sia la opposizione grillina che il tradizionale ’teatrino della politica’ destra-sinistra alternatosi per più di 20 anni al governo del paese portandoci al disastro attuale. Come illudersi che la cosa sfugga tanto facilmente alla percezione dell’elettorato? 
 Se il movimento di protesta “dal basso” (®) contro la casta partitica si trova proprio con quest’ultima dalla stessa parte della barricata, Renzi ha buon gioco a presentarsi come unico vero portatore di cambiamento e di proposte costruttive, che tenta di modernizzare e riformare, osteggiato soltanto da una classe politica arroccata trasversalmente nella difesa oltranzista dello status quo e dei propri privilegi, assistita per giunta da un’”antipolitica” che si vorrebbe diversa ma è in combutta con i vecchi partiti (e si dimostra nuovamente “capace solo di dire no”). 

Senza contare il pietoso coro circense dei soliti vecchi saggi “di Sinistra™” (Travaglio, Fo, Zagrebelsky, Rodotà, Odifreddi, e simili numi tutelari della cosiddetta società civile) a cui piace mobilitarsi solo in nome della legalità formale, della sacralità di principi belli fintantoché restano poesie da declamare nelle “lezioni sui diritti”, nei talk show Fazio-si e nei flash mob di agende rosse. Che poi anche nella vigenza di queste formule solenni in Italia il vero potere rimanga in mano alle oligarchie sotto il profilo mediatico, economico e geopolitico, non importa nulla nè a Fo, né a Travaglio, né agli altri matusa. C’abbiamo le elezioni e il parlamento, e tanto basta loro per dire che “viviamo in democrazia”. In tal senso l’amore per la Costituzione è soprattutto ostilità per la Rivoluzione. 

Si vedrà dunque quanti saranno disposti a immolarsi per difendere i check & balances, il senato elettivo e altri portentosi istituti di indiscutibile importanza per la vita quotidiana delle persone vere - gli italioti-italietta-italiani medi, brutti sporchi e cattivi, non i giovinastri arroganti ed agiati del pubblico di Santoro o dell’Ambra Jovinelli.

Intanto, a pesare sono le uscite pro-riforma dell’ambasciatore USA in Italia e del presidente emerito (emerito arnese atlantico) Napolitano. E quando l’impero americano dice la sua attraverso i suoi scagnozzi, è buon segno: di solito, si riesce a capire da che parte non bisogna stare. 

Pasquino

lunedì 7 marzo 2016

Nostrismo e "Azione culturale". Così è, se vi pare

La pagina facebook "La Via Culturale al Socialismo"-"Azione culturale" finora ha condotto un'apprezzabile battaglia contro il degrado della sinistra italiana, mettendo alla berlina tutti i suoi miti pro-immigrazionisti, gay-friendly e antirussi. 

Peccato che Alessandro Catto, il gestore della pagina, pur riallacciandosi a marxismo, nostalgia dell'URSS e altri simili richiami, scriva per "Il Giornale" (com'è un peccato speculare che uno Fusaro scriva per "Il Fatto Quotidiano"). Ma soprattutto, come emerso dal blog di LVCS, abbia per parecchio tempo guardato favorevolmente alla Lega di Salvini come sponda politica. E quasi unicamente per il fatto che il leader del Carroccio oggi rappresenta il personaggio più esecrato dalla feccia politica vendoliana, rifondarola, centrosociala, immigrazionista. La feccia che viene (tra l'altro giustamente) fustigata quotidianamente dalla pagina. Il punto è: può bastare questa come unica motivazione seria di supporto alla Lega?  Anche Berlusconi fino a poco tempo fa era il principale incubo della "sinistra" tutta finanza e arcobaleni: e allora? Solo per questo motivo lo si sarebbe dovuto appoggiare, nonostante i suoi pesanti limiti congeniti (un es. su tutti, il voltafaccia verso la Jamahyiria)? 

Poi certo, il leader leghista ha "tradito", ha "commesso l'errore" di rifondare il centrodestra con un Berlusconi decotto . Queste le critiche a Salvini formulate sulla pagina: critiche che parlano di errore e tradimento. Esattamente le stesse parole utilizzate tradizionalmente dalla sinistra italiana per giustificare all'infinito i propri gruppi dirigenti, nell'incapacità di ammettere come le scelte (pessime) dei capi-partito vengano assunte volontariamente e non siano per niente "inaspettate" ma anticipate da segnali ignorati prima. 

http://viaculturale.blogspot.it/2015/11/la-via-culturale-e-il-centrodestra-la.html

"Ci chiediamo dove siano finiti i proclami di indipendenza e i modelli alternativi che Salvini fino a poco tempo fa metteva in campo [...] La Lega di Salvini avrebbe potuto andare da sola, evitando di porsi per l'ennesima volta come una forza di "destra", cavalcando sentimenti di sfiducia e la volontà di cambiamento trasversali che animano il popolo italiano. La verità è che la mancanza di una progettualità seria e di un movimento anche culturale realmente alternativo all'interno del Carroccio hanno impedito al partito di spiccare il volo verso una propria autonomia. Non vi è stata ricerca, non vi è stato fervore intellettuale, non vi è stata la capacità di prendere spunto da esperienze pure contigue come quella dei Cinque Stelle [...] Nemmeno la motivazione elettorale convince. Questo centrodestra non può essere una formula vincente, non lo può essere perché un personaggio come Berlusconi non attirerà più voti, ma anzi alienerà le simpatie di tutti coloro che, finora, si erano avvicinati a FDI e alla Lega credendoli forze realmente alternative"

Sono errori, quindi é implicito che si possano correggere; c'è stato il tradimento, ma sotto sotto si può sperare in un "ritorno alla purezza".
La natura intrinseca della Lega (quella di partito di sistema); il contenuto della sua piattaforma elettorale; gli ambigui legami di Salvini. Tutto ciò non conta. Il problema è costituito unicamente dalle "occasioni mancate" e dall'alleanza sbagliata. Sembrano gli appelli patetici che ogni tanto certe frange della "sinistra" rivolgono ai propri dirigenti per dir loro come tornare a vincere. Soltanto che il fenomeno nel nostro caso si ripresenta in tutt'altra area, quella leghista. Comunque sia non si é mai capaci di prese di distanza nette, ma solo di supplicare ogni volta il "meno peggio", non portando mai a termine quel superamento di destra e sinistra che in realtà è da intepretare come Rottura rispetto a tutti i grandi partiti governativi esistenti.

Salvini aveva già rivendicato in un'intervista la reaganomics in economia e il sostegno a Israele; non proprio posizioni all'insegna del "sovranismo" nè del "socialismo", tantomeno sovietico. 

A meno... di non nutrire un giudizio tollerante e sostanzialmente benevolo verso Israele e il sionismo, accompagnato da una certa rozzezza ostinatamente anti-araba (con la pretesa di LVCS addirittura di combattere l'anti-islamismo!). Tutto secondo quel tipo di anti-imperialismo che individua nei soli USA il pericolo, ed estromette del tutto il ruolo dello stato sionista e l'influenza dei suoi circoli occidentali sulla (geo)politica americana e non solo. Un giretto sulla pagina del Catto esprime bene le sue posizioni sulla questione sionista:


"Ma ora che Israele esiste è stupido pensare di non dialogarci senza valutarne il grande peso politico ed economico. Putin lo sa e giustamente tiene aperti molti canali. [...] La cosa migliore oggi secondo me è far rispettare la soluzione dei due stati, appoggiare Al Fatah cercando una conciliazione con Israele che si basi proprio sul rispetto di quelle 4 regole di convivenza già prefissate ma di così difficile applicazione. Non ha senso pensare, come sessant'anni fa, di cancellare Israele dalla carta geografica, ha senso piuttosto basarsi sul presente e cercare di dare alla Palestina uno stato dotato di continuità geografica, inserendo le trattative in un contesto più ampio"

Figura la soluzione dei due popoli due stati in Palestina, al posto di quella dello stato tri-nazionale laico, lasciando in pace Israele. Questo sfruttando il pretesto (purtroppo fondato) che la questione palestinese sia diventata in pochi anni uno specchietto per le allodole, un tema poco determinante nei rapporti di forza tra le potenze.


Ancora Catto: "amo il socialismo arabo, rispetto profondamente gli sciiti che combattono in Siria a favore di Assad, rispetto la geopolitica iraniana attuale, rispettavo profondamente Gheddafi, ma di certo non ergo a modello di vita la sharia islamica o il concetto di religione fusa al destino di uno stato, e vale per tutte le religioni".

Cosa caspita c'entra la sharia con Gheddafi o Assad??? Alla faccia dell'analisi culturale!

Su questi punti, magia magia, cadono le differenze tra la satira "nostrista" di LVCS e il vendolismo, tra "Il Giornale" e il Giornalettismo. Da entrambe le sponde si dicono le stesse cose. Non sembra un caso che LVCS sostenga (indicandoli quali modelli politici da seguire) il FN francese e la Le Pen, i cui rapporti amichevoli e conniventi con il sionismo sono comprovati da più fonti (per il lettore italiano che volesse verificarli); e che sulla pagina e sul blog il tema Israele non sia mai affrontato, pur sostenendo figure come Assad che sono fra l'altro nemici del sionismo e alleati non solo di Hezbollah ma della causa palestinese.

Non è un caso neppure che "il Giornale" sia la testata su cui scrive Fiamma Nirenstein, la più sbracata e feroce sostenitrice del sionismo in Italia

Intanto però la lepenizzazione dell'area anti-sistema e filo-russa prosegue, così come nel 2013 veniva grillizzata, e nel 2014 tsiprasizzata.

Alla fine Salvini ha invocato la cacciata di Assad: e lì, i pianti greci. Con tutto lo "stupore" della pagina e dei suoi autori. Ma stupiti di che cosa?  Neanche la parte del filoputiniano gli era riuscita, al leader Lega, con tutti i legami di lui e dei suoi compari con Pravj Sektor e altri golpisti nazisti ucraini antirussi.

Quanto al recente passaggio di simpatie da Salvini a Marco Rizzo, il cossuttiano pentito che prima si divertiva a prendere a male parole gli euroscetticisti e ora si è creato il suo micropartitino comunista "sovranista", basta rinviare al programmino elettorale del nuovo "vero comunista" e di Comunisti-Sinistra Popolare. Ecco cosa c'è scritto sul fronte dei paesi BRICS, ossia quelli nemici dell'impero americano-sionista (punto 7 - Internazionalismo ed antimperialismo):

http://www.comunistisinistrapopolare.com/about-us/

"Non si può essere così ingenui da pensare che oggi i BRICS possano svolgere il ruolo che ieri svolgevano i paesi socialisti. La maturità del loro capitalismo, data dal livello di alta concentrazione del capitale industriale e finanziario in forme monopolistiche, ne certifica l’entrata nella fase imperialista. Il grado di accumulazione di capitale di questi paesi non è ancora ai livelli di USA e UE, anche se si sta rapidamente adeguando, così come è diverso il loro modus operandi nelle relazioni internazionali, possono apparire “più simpatici” ma la loro natura economica è sostanzialmente la stessa.
I BRICS sono quindi certamente in grado di mettere in discussione il predominio dell’Occidente, ma da una posizione imperialista e attraverso i ben noti meccanismi della concorrenza interimperialistica. Non si capirebbe altrimenti la differenza di comportamento tra la vicenda libica e quella siriana. Un loro eventuale successo comporterebbe solo lo spostamento del baricentro del dominio imperialistico da un polo all’altro. Per quanto detto, è evidente che i BRICS sono entrati in rotta di collisione con gli imperialismi tradizionali. [...]
La necessità di assicurarsi il controllo delle risorse strategiche e dei mercati di sbocco, comune sia ai BRICS, sia agli imperialismi tradizionali sfocerà prima o poi in un confronto militare. Questo confronto in realtà già esiste, sia pure in modo indiretto e si manifesta nella moltiplicazione dei conflitti militari locali, cioè combattuti in casa d’altri. Afghanistan, Iraq, Jugoslavia, Libia, Siria sono la conferma più eclatante della competizione interimperialista, condotta a spese dei popoli di paesi terzi. I comunisti e il movimento operaio non hanno oggi che un’arma da contrapporre a questi processi: la solidarietà proletaria internazionalista".

Queste sono le premesse del "nostrismo". Così è, se vi pare.

lunedì 1 febbraio 2016

Il problema della nostra società non è il "complottismo", ma il fideismo verso i media

Articolo del 26 gennaio di Jean Bricmont, saggista e fisico belga, tradotto dal francese e disponibile qui.

Il problema della nostra società non è il "complottismo", ma il fideismo verso i media

Dieudonné et Soral lors d’une conférence de presse à Paris
Dieudonné e Soral durante una conferenza stampa a Parigi
La rivista progressista belga Politique ha dedicato il suo ultimo numero alle "teorie del complotto", il che mi ha condotto alle seguenti riflessioni.
Ci sono una serie di leggende metropolitane, chiamiamole così, che circolano sui social network, riguardanti diversi attentati, le scie chimiche o la nocività dei vaccini. In generale, non credo a nessuna di esse, pur accettando pienamente che le persone “si facciano delle domande" su questi temi.
Ma c'è forse una novità pericolosa in tutto ciò?
Tutte le credenze nelle pseudo-scienze o nelle medicine alternative sono dello stesso tipo, così come la paura degli OGM o la credenza nella psicoanalisi, che sono ben diffuse nella sinistra "rispettabile", inclusi coloro che denunciano con vigore il "complottismo”.

"Le persone che denunciano il "complottismo" spesso ignorano evidenti crimini"

L'essenza del "complottismo" è la convinzione che una forza invisibile manipoli i protagonisti delle tragedie umane e tiri le fila dei grandi eventi. In realtà, la teoria del complotto più diffusa, e persino più antica dell'umanità, è l'idea che esistano una o più divinità invisibili che si preoccupano delle nostre faccende e rispondono alle nostre preghiere, in altre parole le credenze religiose che a tutti noi ci viene regolarmente chiesto di "rispettare”.
Alcuni vedono nel "complottismo" un pericolo politico, riferito in particolare alla presunta connessione tra complottismo ed antisemitismo. Ma il complottismo è di solito una reazione (maldestra a mio parere) dello scetticismo verso la propaganda di stato e dei media. Allo stesso modo, il cosiddetto antisemitismo oggi è in gran parte una reazione alla partigianeria pro-Israele dei media mainstream e alla repressione costante di tutti i discorsi fatti passare per antisemiti.

 "Tutte le accuse sulle cattive intenzioni (segrete) di Putin e Assad sono anch’esse "teoria del complotto"

Tuttavia, se ci pensate, tutte le accuse riguardanti le cattive intenzioni (segrete) di Putin e Assad, così come dei nostri nemici passati o futuri, sono anch’esse "teoria del complotto”. Semplicemente, quando queste teorie riguardano i nemici dei nostri paesi, pur essendo inverosimili, diventano attendibili.
D'altra parte, non sono sicuro che i "complottisti”, durante la guerra in Libia nel 2011, si siano immaginati il livello di cinismo e manipolazione delle opinioni da parte della sig.ra Clinton emerso dal contenuto delle sue e-mail. La realtà a volte supera la più fervida immaginazione.

Inoltre, la critica che farei al complottismo è che tentando di dimostrare i crimini occulti, sembra ignorare quelli evidenti: i crimini provati, e documentati in modo indiscutibile, dell'imperialismo americano e della sua politica di ingerenza universale, talmente mostruosi che è inutile volerne trovarne di nuovi, anch’essi nascosti. Specularmente, le persone che denunciano il “complottismo” spesso ignorano tali crimini evidenti e si comportano come se confutando i complotti si possa assolvere la politica degli Stati Uniti.

Ecco perché mi lascia perplesso il nuovo numero di Politique. Se alcuni reputano essenziale combattere il complottismo, sono liberi di farlo. Ma che dire della critica alla propaganda guerrafondaia? E della difesa della libertà di espressione? Anche se Politique si presenta come una “rivista di discussione” non vedo alcun articolo che difenda un "complottista” (l'intero dossier è di accusa). Così come non vedo nessuna difesa della libertà di espressione di alcune delle persone indicate, come Soral e Dieudonné, costantemente perseguiti per reati d'opinione. Attaccare persone processate per delitti di opinione, e che quindi non sono libere di dire ciò che pensano, forse non è proprio il più onesto come approccio.

Gli spiriti critiche si rivolgeranno inevitabilmente verso quella che la sinistra rispettabile definisce estrema destra

Soprattutto, dubito molto seriamente che questo tipo di attacco unilaterale contro il complottismo abbia qualche effetto positivo. Se si vuole combattere veramente il complottismo, si dovrebbe iniziare a riconoscere la legittimità del crescente scetticismo verso la propaganda politico-mediatica (lo stesso discorso vale per l'antisemitismo). C’è una presenza evidente di menzogne ​​e assurdità nei discorsi dominanti che suscita sospetti e tentativi, spesso erronei, di trovare spiegazioni in termini di azioni “occulte”.
Si deve anche riconoscere che è molto meglio un eccesso di scetticismo verso i discorsi dominanti piuttosto che un'eccesso di credulità. Il problema fondamentale della nostra società non è il complottismo, ma la fabbricazione del consenso ed il fideismo nei confronti dei media mainstream.

Inoltre, adottando questo approccio unilaterale, una certa sinistra non può evitare l'accusa di “far parte" o di ”difendere il sistema." E vedendo tutto ciò, le menti critiche inevitabilmente si dirigeranno verso quella che la sinistra rispettabile definisce estrema destra, alla ricerca di opinioni che sembrino realmente alternative.

sabato 30 gennaio 2016

Contro il pensiero unico si. Male accompagnati no



Interessante. Gli organizzatori del "Family Day" hanno espressamente escluso CasaPound Italia e Forza Nuova dalla manifestazione contro le unioni civili/di fatto/omosessuali. Più che un atto di "sudditanza" nei confronti della cultura dell'antifascismo in assenza di fascismo, l'episodio suggerisce il contrario. Secondo la dominante retorica anti-fa, tutti quelli che non hanno lo stesso modo di pensare dell'intellighenzia politically correct sono una cosa sola con i cattolici, i leghisti e i fascisti. Beh, ecco la smentita. 

Se c'è ancora un briciolo di libertà di espressione in Italia, chi vuole manifestare per una idea diversa da quella dominante dovrebbe poterlo fare senza essere tacciato di "rossobrunismo" o di inesistenti collusioni col fascismo. Ma siccome non avviene mai, è positivo che i manifestanti riprendano il controllo delle loro iniziative, mostrando che non si prestano a strumentalizzazioni. Ciò che per esempio la cosiddetta "sinistra radicale" non fa mai, visto che quando fa una manifestazione pure astrattamente condivisibile riesce sempre a farsi infiltrare da agenti dei servizi segreti, black bloc, sionisti, vendoliani e ceto politico impresentabile. 
Che poi si sia vicini o meno alla piazza del Family Day (e noi non lo siamo, come non siamo vicini neanche ai RisvegliatiItalia) è un altro paio di maniche. 

Soprattutto però, nessuno dovrebbe spendere una sola parola buona in difesa di CasaGladio e di tutte le forze dell'estrema destra che simpatizzano con la Junta di Kiev in Ucraina; un governo golpista, sporco di sangue, arnese dell'impero americano contro la Russia. 
Altro quindi che "fare fronte comune" con queste organizzazioni contro il pensiero radical-chic dominante. Meglio rimanere soli. 

Pasquino